lunedì 8 ottobre 2012

Intrusione hacker a scuola

Intrusione hacker in decine di università: user e password in chiaro

L’azione per protestare contro le inefficienze del sistema educativo internazionale. Fra le vittime anche l’Università La Sapienza di Roma

Di solito fa piacere essere accomunati a nomi prestigiosi come quelli di Harvard, Princenton, Cambridge. In questo caso però, gli istituti colpiti avrebbero con molta probabilità rinunciato volentieri all’accostamento. 

In quello che hanno battezzato progetto West Wind, gli hacker hanno riversato online decine di migliaia di dati protetti attinti dai server universitari. Si parla di più di centoventimila account di studenti e dipendenti, almeno 36.000 email, migliaia di nomi utente e password, oltre a informazioni potenzialmente delicate come numeri di telefono, date di nascita, stato civile.

I danni, per le vittime, sono contenuti in quanto non apparivano numeri di carte di credito o numeri della sicurezza sociale (fondamentali nel sistema previdenziale statunitense).ma lo stesso gruppo di hacker ha affermato che l’operazione voleva avere soprattutto uno scopo dimostrativo. 

Ovverosia, alimentare il dibattito sulle disastrose (a loro parere) condizioni del sistema educativo in varie parti del mondo, prendendo spunto dallo scarso livello di protezione con cui vengono custoditi i dati degli studenti. 

La giornalista Carola Frediani, autrice di un recente ebook dedicato ad Anonymous  afferma: "mi sembra il tipico attacco di un certo tipo di hacker attivista, in cui l’obiettivo è denunciare la scarsa sicurezza informatica di siti e istituzioni, oppure, come in questo caso, l’insufficienza del sistema scolastico. Gli hacker sono entrati nei server il fatto che non ci fossero i numeri delle carte di credito non è comunque un’attenuante per le università: purtroppo queste violazioni mostrano lo scarso livello di sicurezza di molte organizzazioni che detengono informazioni su di noi”. Una faccenda tanto più preoccupante se fosse confermato quanto dichiarato membri del team di incursori, che sostengono di aver trovato molti dei sistemi in cui sono penetrati già compromessi e contaminati da numerosi virus. 
Fonte Federico Guerini "Lastampa.it"

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